scrivevo giorni fa dell’inchiesta di report su roma. mi è venuta la curiosità di confermare un’ipotesi che avevo azzardato tra me e me, e che si è rivelata esatta: l’insediamento a ponte di nona, costruito da caltagirone e che viene citato e mostrato nel servizio (insieme a porta di roma e ad altri “minori”) se fosse stato costruito un po’ più in là (ma dove evidentemente non arrivava la proprietà dei suoceri di casini) sarebbe stato a cavallo della ferrovia FR2 per la stazione tiburtina. scelta che in francia sarebbe stata prevalente rispetto all’interesse del privato, ma che qui da noi non è stata nemmeno presa in considerazione, un po’ perché le norme non consentono all’amministrazione pubblica di decidere quasi nulla sullo sviluppo urbano, un po’ perché quel quasi viene deciso in favore dei costruttori. sarebbe stato sufficiente spostarsi di un chilometro; e in ogni caso, nemmeno è stata costruita una stazione con un bus navetta. guardare l’immagine per credere.
vedere per credere
Pubblicato Martedì 13 Maggio 2008 generale 0 CommentiTags: ferrovia, ponte di nona, roma
ancora su un diritto negato
Pubblicato Martedì 13 Maggio 2008 generale 0 CommentiTags: diritti civili, gay, matrimonio, pacs
torno sulla questione del matrimonio e della sua limitazione alle coppie formate da persone di sesso diverso. prima di tutto voglio precisare il fatto che il concetto di “unione civile” intesa come un matrimonio minore, e in quanto minore estendibile alle coppie formate da persone dello stesso sesso, mi sembra una maniera per girare intorno al problema. il matrimonio è già un’unione civile, indipendentemente dal fatto che alcune religioni lo considerino un sacramento: cosa di cui non stiamo trattando qui. perciò mi domando perché è necessario discutere sull’istituzione di un tale istituto giuridico, che trovo superfluo. il vero obiettivo, la vera risposta alla domanda di riconoscimento, è l’estensione del matrimonio (civile, senza dubbio!) a tutte le coppie, indipendentemente dal sesso dei componenti. cosa che a ben vedere non è vietata da nessuna legge, in italia: né dalla costituzione (che parla genericamente di matrimonio) né dal codice civile (che parla di marito e di moglie, senza però specificare se si tratti anche di due mariti o di due mogli). e quindi? si sa bene che la famiglia come impegno per la vita non è una disposizione naturale degli umani, ma nemmeno una prerogativa delle coppie eterosessuali: e lo sa bene anche la chiesa cattolica, che prevede l’annullamento rotale, che non viene considerata un divorzio solo in virtù di un cavillo, ma che non è altro che il riconoscimento del carattere non definitivo del matrimonio. mentre la chiesa cattolica afferma di non condannare l’omosessualità, ma la promiscuità sessuale: bene, quante coppie sposate all’altare sono ben più promiscue di noi omosessuali accoppiati e fedeli? e comunque, a parte la chiesa, sono convinto del fatto che la limitazione del matrimonio così come avviene oggi sia dettata solo dalla consuetudine e non dal diritto: come si è visto in seguito ai vari tentativi di richiesta di pubblicazioni presso alcuni comuni italiani, respinte perché richieste da due persone dello stesso sesso, ma senza poter indicare un reale fondamento giuridico. perciò, anche se mi rendo conto che non è un traguardo per l’oggi (data la soggezione dell’italia alla chiesa cattolica, e dato il governo che ci ritroviamo - ma con l’altro non sarebbe stato molto meglio), la direzione da prendere non è quella di un nuovo istituto, ma dell’estensione a tutti di quello che a oggi è un altro dei diritti negati.
nani e ballerine
Pubblicato Sabato 10 Maggio 2008 politica 0 CommentiTags: berlusconi, carfagna, governo
è la cifra del nuovo governo berlusconi: nel quale, oltre ai soliti tromboni come maroni, frattini e l’ineguagliabile bluffone tremonti (e c’è pure chi li definisce nomi di alto livello), le novità sono del calibro del povero brunetta (un puffo, vedi la copertina del TgLa7) o della carfagna. e i giovani? ce ne sono, carfagna inclusa, ma si tratta di yes-men o yes-women, non certo di rampolli allevati alla scuola di partito (partito? scuola?). personaggi che imparano la politica direttamente sul campo: ovvero, sulla pelle nostra. avremo così un governo di cloni del presidente (non so trattenermi: berluscloni), che come al solito farà lui la politica (politica?) italiana. e già il mondo ride…
i re di roma
Pubblicato Giovedì 8 Maggio 2008 architetti 1 CommentoTags: report, roma, rutelli, veltroni
dopo l’inchiesta di report sull’urbanistica romana, si è alzato un polverone di smentite, critiche, lamentele, querele. come al solito, la verità sta nel mezzo, più o meno. è certamente vero che roma è sempre stata la città dei palazzinari e delle borgate, e che le amministrazioni rutelli e veltroni hanno messo un po’ d’ordine nel mare magnum del caos. ma il vero problema è che, stante la legislazione urbanistica vigente (espropri, regime dei suoli, poteri delle amministrazioni locali), non hanno potuto fare altro che legalizzare lo stato di fatto: ovvero il potere dei costruttori non solo sulle scelte di sviluppo, ma anche sulle soluzioni formali (ed estetiche, non solo per l’aspetto delle costruzioni, ma anche per l’aspetto generale dei nuovi insediamenti). la vera questione è che gli imprenditori italiani sono così, sono autoreferenziali, non hanno cultura (né generale né d’impresa), non hanno nessuna voglia di cambiare le cose. il vero disastro insomma non è la semplice assenza dei servizi (di trasporto pubblico in primo luogo) ma (come si può constatare con il semplice accostamento tra le immagini dei palazzoni romani e quelli della periferia di madrid) anche l’assenza dell’immagine. un’immagine moderna ma soprattutto piacevole: ché se manca la metropolitana si può sempre costruirne una, ma se manca l’immagine (e affidare ai costruttori la realizzazione dell’immagine è il vero scandaloso errore) non si recupera più.
che studiate a fare
Pubblicato Giovedì 8 Maggio 2008 generale 0 CommentiTags: istruzione, televisione
la situazione italiana riguardo ai livelli di scolarizzazione non fa che confermare quello che già si sapeva: che il nostro è un paese in cui non si guarda (più) all’istruzione come un mezzo per l’elevazione sociale, economica e politica, ma come a un fastidioso dovere che tutto sommato non vale la pena di compiere. complice e istigatrice di questo la televisione, grandioso stupidario che è per la maggioranza in mano all’uomo della provvidenza e dei miracoli. e che sembra voler dire: che studiate a fare, ci penso io!
molto rumore per nulla
Pubblicato Lunedì 5 Maggio 2008 generale 0 CommentiTags: finanze, garante della privacy, redditi on line, visco
molto rumore ha fatto la pubblicazione sul web dei redditi dichiarati dai contribuenti italiani: così che è stata subito sospesa (e io non ho potuto vedere i redditi di svariate decine di persone che mi incuriosiscono…). a parte scherzi, non vedo cosa ci sia da temere o che sia tale da suscitare scandalo. questi italiani che giustificano con il timore di essere oggetto di attenzioni malintenzionate quello che è invece un tornaconto personale non li trovo nemmeno sopportabili. perché per chi se lo fosse perso (credo quasi nessuno) uno dei motivi addotti per la reazione è stato quello di poter essere presi di mira dalla malavita in funzione del proprio reddito: come se chi ha intenzione di commettere un reato si informasse prima sul web (”vediamo un po’ chi possiamo derubare oggi”). per quanto mi riguarda, vorrei davvero che i redditi fossero resi sempre pubblici: e non riconosco affatto il diritto delle associazioni che si sono levate in difesa dei cittadini vessati di parlare anche a mio nome. un risarcimento proporzionale al numero dei contribuenti vogliono? beh, tutti meno uno. naturalmente la regola deve valere per tutti: per questo non lo pubblico io, qui su questo blog (in verità stavo per farlo, ma credo che sarebbe una forzatura: come dire “guardate quanto sono bravo”, e non è questa la mia intenzione). staremo a vedere se i motivi addotti da visco saranno accolti: e mi sembrano così condivisibili che penso proprio che non lo saranno.
meier, l’ara pacis e il provincialismo italiano
Pubblicato Venerdì 2 Maggio 2008 architetti 0 CommentiTags: alemanno, ara pacis, richard meier
il sidaco di roma gianni alemanno ha messo tra i punti qualificanti della sua azione amministrativa lo spostamento del museo dell’ara pacis di richard meier. meier dal canto suo ha commentato che è incredibile spostarla, che nella sua lunga carriera non aveva mai visto niente di simile alle polemiche su questo edificio, e che, anche se ancora non sa chi sia alemanno, lo vorrà incontrare per discutere della cosa. certamente l’idea di spostare una costruzione del genere è da ignoranti, o per orecchie ignoranti: si tratta di un colosso di cemento armato di cui una volta demolito non resta nulla, mica di un padiglione da fiera. e, detto incidentalmente, è stato pensato per quella situazione, ricostruirlo altrove non avrebbe senso, occorrerebbe riprogettarlo da capo. per cui mi auguro che meier (la cui architettura potrà piacere o no, ma che è comunque una persona di lunga esperienza) potrà rispondere al sor cacini di turno che demolirlo sì (anche se con dolore), ricostruirlo altrove mai e poi mai. stiamo prendendo per il culo personaggi di un livello che alé-magna e i suoi teppistelli nemmeno si immaginano quale sia: e ci metto anche il calatrava del quarto ponte di venezia, il renzo piano dell’auditorium (chi si ricorda della polemica tutta ministeriale sulle stutture in legno lamellare?), la zaha hadid del maxxi (con i finanziamenti a goccioline e l’imposizione di mantenere la facciatina della ex-caserma) e della stazione di napoli (che chissà se si farà), e chi più ne ha più ne metta. si vuole che si diano incarichi solo a italiani: l’unico motivo valido che io vedo per essere così provinciali è che con gli stranieri riusciamo solo a fare brutte figure (gli italiani lo sanno già come andrà a finire). ma poi non ci lamentiamo del fatto che l’italia non esprima più nulla. ce la siamo voluta.
insomma, questa sconfitta del centrosinistra a roma proprio non mi va giù. e non si tratta della sconfitta di rutelli, ma della vittoria di alemanno. che è collegato con la destra più reazionaria, quella dei picchiatori, quella del disprezzo, del me ne frego. si tratta della cerchia delle persone che quando facevo il liceo andavano in giro e massacravano di botte i miei compagni, un clima politico di intimidazione continua che i trentenni di oggi non hanno nemmeno l’idea di cosa fosse. certamente roma può esprimere un sindaco di una parte o dell’altra: ma dire che si è punito il malgoverno di quindici anni, è un po’ troppo. roma non è uno specchio di efficienza e di pulizia, ma chi si ricorda com’era prima? com’era roma prima di rutelli, che non è una cima ma seppe circondarsi (o accettò di farsi circondare) di persone capaci di dare una svolta concreta alla città. tanto è vero che fu rieletto, e che veltroni è stato poi eletto due volte sindaco, al primo turno. ma ora tutti pronti a sputare nel piatto dove hanno mangiato, dagli snob della sinistra ai nuovi fascisti incolti senza speranza. e poi, che si aspettano i romani da alemanno? farà sparire le soste in doppia fila? farà sparire i furbi che corrono sulla corsia di emergenza dell’a24? farà passare autobus semivuoti ogni tre minuti a tutte le ore? sono queste le emergenze di questa città, o i tanto temuti immigrati che dovrebbero terrorizzare donne e bambini? questa città ha bisogno di un rilancio, che però passa attraverso la legalità, quella vera, quella che fa sparire le multe perché i cittadini rispettano le regole e le insegnano a chi viene da lontano in cerca di una vita migliore. quella che passa attraverso la cultura e prima ancora attraverso l’educazione, che non sono le buone maniere ma la condivisione dei valori del vivere civile, e attraverso il rispetto, che non è la sottomissione ma la considerazione nei confronti di chi ci sta a fianco e delle regole comuni. ci vuole molta determinazione per questo, mentre qua si parla soltanto di repressione a buon mercato. per poi lasciare un guscio vuoto dopo essersi mangiati tutta la polpa. ma tornando al fatto, secondo me la responsabilità della sconfitta del pd è della dirigenza che non sa (né a roma né altrove) immaginare un futuro né un personaggio che ne incarni l’immagine, e non del malgoverno come molti (che girino intorno al problema o lo sfruttino in malafede) affermano. roma non è stata malgovernata, l’italia non è stata malgovernata (la destra ha fatto peggio): è che manca il sogno, e un uomo o una donna che lo rappresenti.
il treno del buon appetito
Pubblicato Martedì 29 Aprile 2008 libri 0 CommentiTags: cultura, gay, nico naldini
ho letto il treno del buon appetito di nico naldini. un racconto dei fatti della sua vita, gli amori, gli amici, i luoghi. la lingua, le storie, la continuità di un raccontare ininterrotto, mi hanno subito affascinato. e nel raccontare, la modalità degli approcci con i giovani degli anni cinquanta e sessanta, così differente dal concetto contemporaneo delle relazioni omosessuali (che sempre più si avvicinano a quelle eterosessuali), e in cui peraltro i ragazzi eterosessuali (come prostituzione o come semplice disponibilità) accettavano il sesso con un uomo in modo così diverso da quello di oggi. e con oggi mi riferisco a quei disgraziati che accettano per disperazione e poi magari uccidono selvaggiamente, con una rabbia che si portano dentro fin dai paesi di origine; paesi magari dove il disprezzo per queste cose si associa al dispetto per l’esclusione dal benessere che vedono qui tra noi. un tempo, quello dei fatti narrati, che talvolta sentiamo lontano, e con ragione: un’altra italia, dove la ferocia della dittatura e della guerra non era riuscita a intaccare l’aspirazione a migliorare, l’ammirazione per la cultura anche da parte degli esclusi, la possibilità magari solo ipotetica di accedere al mondo attraverso l’istruzione. oggi l’istruzione è un di più, un fastidio per chi non l’ha e per chi avrebbe il compito di promuoverla; mentre resta l’unico veicolo attraverso il quale la società può diventare consapevole di se stessa, e migliorare la condizione di tutti.
minestra riscaldata
Pubblicato Martedì 29 Aprile 2008 politica 2 CommentiTags: alemanno, elezioni, roma, rutelli, zapatero
scontata solo in parte l’amarezza di vivere in una città dove la maggioranza ha votato per un picchiatore fascista, ora mi domando che significa tutto ciò. certamente il centrosinistra sconta la scelta sbagliata di ripresentare una minestra riscaldata anziché aver fatto crescere un nuovo personaggio politico che potesse rappresentare una risposta nuova pur nella continuità. zapatero è stato inventato apposta e ha vinto, così deve fare un partito che ha un progetto politico costruttivo. e inventato significa che è stato riconosciuto e scelto per incarnare la proposta del partito in un uomo che comunque doveva avere già di suo le qualità necessarie. e non credo che a cercare anche da noi non si troverebbe nessuno, anzi. il problema è che non si vuol cercare, perché nel nostro paese mancano la fantasia e la progettualità (e non solo in politica). e soprattutto manca una visione che vada oltre il naso. quanto alle qualità dei due candidati, già mi sono espresso in proposito; ci tornerò sopra prossimamente. un’ultima cosa: la conferma che il voto a destra è venuto dalle periferie, come rispecchiato dai risultati nei municipi. altro tema su cui scarseggia la volontà reale di riflettere.

