barocco

sarà quel che di calvinista che è in me, e che alle volte fa sì che io venga scambiato per moralista, ma la ricerca e ancor più l’esibizione del lusso, della ricchezza, dell’agio mi mettono innanzitutto di malumore, e più ancora mi infastidiscono al punto che perfino adesso, scrivendone, devo riprendere fiato.
i racconti dei giovinotti rampanti, che si introducono nel bel mondo al solo scopo di vivere nel lusso; o delle ragazzine svogliate, che non esitano – complici le loro disincantate mammà – a infilarsi nel lettone di qualche personaggio dal potere esuberante; o dello stesso bel mondo origine e motore di tutto ciò, mi fanno porre l’eterna domanda: a che scopo?
ma c’è di più: quando scopro che questo è solo un aspetto della questione. questione che è più generale, e che, nel campo più ristretto, ma simbolicamente rivelatore, delle forme investe il mio rapporto con l’aspetto delle cose, degli oggetti, degli spazi, in una parola dello stile.
vivendo a roma, ed occupandomi del mondo delle forme, dovrei aver assimilato col latte il barocco. intendendo per barocco non tanto il barocco storico, quanto una mentalità organizzatrice che presuppone esuberanza, moltiplicazione, lusso, infinitezza. tutte caratteristiche, come è evidente, non solo del barocco (storico e no), ma di un modo di intendere i rapporti tra le cose (e, come si vedrà, tra le persone) che trova poi rappresentazione nelle forme materiali.
bene, tutto ciò che ha come esito questa tale modalità, è invece lontano da me le mille miglia; e, pur apprezzandone il valore oggettivo (quando c’è), lo sento estraneo, altro, quasi nemico del mio modo di sentire. modo che, in una ipotetica ripresa della questione tra classico e romantico, vedrebbe vincitore il primo, sbaragliando senza pietà il secondo.
la classicità romana; il romanico così senza fronzoli; il gotico francese delle origini e poi quello senese-orvietano; il rinascimento del bramante, del palladio, di wren; il neoclassico rivoluzionario e il valadier; il quarenghi e i pietroburghesi; loos e poi mies van der rohe: queste sono, per rimanere solo all’architettura, le cose che attivano il mio interesse e la mia curiosità.
(ci metterei anche un pizzichino di bernini, e, tanto per restare a roma, quella cosa straordinaria che è la facciata di san giovanni in laterano; ma non voglio andare troppo nel dettaglio).
insomma, questo per quanto riguarda il versante storico: ma c’è ancora molto di altro.
quando vedo le case di tanta gente, anche di tanti amici, piene fino all’orlo di oggetti, anche di ottimo gusto, ma tanti, e moltiplicati fino all’inverosimile come in un tempio indù, mi viene come una leggera nausea; e, pur invidiandone la capacità di individuare i tanti begli oggetti, mi resta estraneo l’affollamento, l’accostamento, l’oltremisura. come in un tempio indù, dicevo: e giustamente, perché se c’è un’area figurativa che proprio non mi attrae, è quella indiana. l’india, con la sua inverosimile e innumerevole manifestazione di esuberanza (si pensi alle infinite divinità induiste, o alla moltiplicazione delle lingue, l’abbondanza di tutto – pur nella povertà materiale), mi resta inquietante e estranea; almeno, non essendoci mai stato, nelle porzioni che è possibile sperimentare qui in europa.
e la stessa chiesa cattolica, col suo culto rotondo e roboante (non a caso il barocco è proprio lo stile della chiesa controriformista), coi suoi santi infiniti, col suo lusso e le sue ricchezze, è interprete e quasi custode di questo modo di pensare e di organizzarsi.
e, tornando là da dove si era partiti, la riduzione al niente di troppo, la metodica del rasoio di occam, il non moltiplicare le cose oltre il necessario, trova una corrispondenza precisa tra modo di essere, ambizioni personali, e rappresentazione formale. non a caso queste persone (le persone di cui all’inizio) amano le forme esagerate, le quantità esagerate, e poiché non riescono a riempirle con contenuti di valore, abbiamo gli stornellatori napoletani, il trucco pesante, e i lettoni a baldacchino; riempiti, questi ultimi, di forme procaci, tese come una voluta barocca. e il conto, alla fine, torna.

va tutto bene, va tutto bene

fsnews

questo è il comunicato riportato sulla pagina iniziale del sito delle ferrovie dello stato. nessun accenno all’incidente di viareggio e agli sviluppi della situazione: sembra una normale variazione di esercizio.

ora, non è che il sito delle fs sia un bollettino informativo: ma un minimo di spiegazione dei fatti, del perché e del percome, sarebbe stato opportuno mettercelo. è, come al solito, la politica dello struzzo.

l’ori del santo

al di là di qualsiasi immaginazione, ecco il luogo dove sarà conservato il corpo di quel fenomeno da baraccone che chiamano padre pio.

cripta4

naturalmente madre josephina non poteva mancare all’appuntamento, lei che il lusso, la ricchezza e i lustrini semplicemente li adora.

ma al di là della bruttezza, della cafonaggine, della pacchianeria di un allestimento degno di un magnate della mafia russa, uno si chiede da dove venga tutto quell’oro. dalle donazioni dei fedeli, a quanto si legge. ma, domando io, povero ateo smarrito, le donazioni non sarebbe stato più cristiano usarle per fare del bene? evidentemente questo è il paganesimo che ritorna: e non mi si faccia per favore il paragone con le chiese rinascimentali e barocche, quella almeno poteva dirsi arte.

pubbliche virtù

tv50

i distinguo tra la vita privata e quella pubblica del cavaliere (nessuno lo chiama più così?) mi fanno un po’ ridere. e non perché io pensi semplicemente che i personaggi pubblici debbano rispondere della vita privata, ma perché penso che tutti dobbiamo risponderne, alla collettività, e almeno a chi ci sta vicino. i credenti affermano che in ogni caso se ne risponde alla divinità, che tutto conosce. io, da ateo, affermo che se ne risponde alla collettività, a cui non possiamo e non dobbiamo nascondere la nostra vita privata. e il premio o la punizione non saranno materiali (e tantomeno ultraterreni), ma saranno dati da una diversa risposta ai nostri comportamenti: anche se a ciò consegue il fatto che le risposte saranno comunque relative ai comportamenti della collettività stessa.

è per questo che i comportamenti del cavaliere non hanno suscitato nessuna reazione: perché chi gli sta vicino (e ci includo anche i suoi semplici fans) non ha la capacità di comprendere, e quindi di reagire. e se ce l’aveva, gli è stata comprata dal cavaliere medesimo, o, per i pochi, attraverso un vero e proprio acquisto in denaro (il mercato delle anime), o per i molti, attaverso un acquisto effettuato con l’accesso (reale per alcuni, da semplici spettatori per tutti gli altri) al meraviglioso mondo dello spettacolo. televisivo, naturalmente.

“le pericolose amicizie di papi”

comunicazione di servizio: se l’avete perso qui, lo trovate qui

“da pervertito a eroe”

Antonio_Ruiz_homosexual_encarcelado_durante_franquismo
in spagna hanno incominciato a versare i risarcimenti agli omosessuali che furono imprigionati per le leggi del regime franchista. il primo a riceverlo è stato antonio ruiz, cinquantenne che nel 1976 era stato imprigionato nel carcere di barcellona all’età di 17 anni; la legge allora in vigore non solo imponeva di arrestare gli omosessuali, ma di curarli dalla loro presunta malattia mentale. saranno stati circa 500 quelli effettivamente arrestati, su un 3000 o 4000 schedati. e non dobbiamo dimenticare che se solo nel 1979 la legge in questione fu abolita, sulla base dei principi della nuova costituzione democratica, fino al 1973 la stessa organizzazione mondiale della sanità considerava l’omosessualità una malattia: insomma, fino all’età di 17 anni, e indipendentemente dalle leggi franchiste, sono stato “malato” pure io… che non si ripeta mai più!

tristeza

Tristeza, por favor vai embora
Minha alma que chora
Está vendo o meu fim

Fez do meu coração a sua moradia
Já é demais o meu penar
Quero voltar aquela vida de alegria
Quero de novo cantar

Tristeza, por favor vai embora
Minha alma que chora
Está vendo o meu fim

Fez do meu coração a sua moradia
Já é demais o meu penar
Quero voltar àquela vida de alegria
Quero de novo cantar

(Niltinho  / Haroldo Lobo)

contest

ho letto sul blog di luca mercatanti di questo concorso. si vince un imac da 24″: è uno dei miei sogni ricorrenti, e che non partecipavo?

design_imackeyboard20090303

fissazione o giornalismo?

elpais

dev’essere una fissazione; o invece il fatto che in un paese normale i mezzi di comunicazione fanno il loro mestiere. fatto sta che non passa quasi giorno senza che el país pubblichi qualcosa su berlusconi, e la sua corte di ragazzine pronte a tutto. oggi c’era questa corrispondenza del solito miguel mora, che potete leggere tradotta (da me) qui.

tappiamogli la bocca

come diceva quello, è un fatto psicosomatico. la crisi è pura fantasia; i disoccupati, licenziati, i precari, i negozi che chiudono, sono tutte false percezioni. l’ha detto oggi il premier, mica scherzeremo. e a chi insiste, a chi continua a seminare sfiducia, a chi si rifiuta di voler credere che il fattore ottimismo è fondamentale per uscire dalla crisi, e che la gente deve tornare agli stili di vita precedente e deve rialzare i consumi, ai disoccupati, ai licenziati, ai negozianti che chiudono mentre in realtà non hanno motivi per diminuire i consumi, bisognerà provvedere tappandogli la bocca.

tappo-nat

dittatura magari ancora no, ma qualcosa che gli somiglia molto. tappiamogli la bocca a lui, prima che sia troppo tardi.

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antifascisti per scelta, laici per convinzione, omosessuali per nascita
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