i re di roma

dopo l’inchiesta di report sull’urbanistica romana, si è alzato un polverone di smentite, critiche, lamentele, querele. come al solito, la verità sta nel mezzo, più o meno. è certamente vero che roma è sempre stata la città dei palazzinari e delle borgate, e che le amministrazioni rutelli e veltroni hanno messo un po’ d’ordine nel mare magnum del caos. ma il vero problema è che, stante la legislazione urbanistica vigente (espropri, regime dei suoli, poteri delle amministrazioni locali), non hanno potuto fare altro che legalizzare lo stato di fatto: ovvero il potere dei costruttori non solo sulle scelte di sviluppo, ma anche sulle soluzioni formali (ed estetiche, non solo per l’aspetto delle costruzioni, ma anche per l’aspetto generale dei nuovi insediamenti). la vera questione è che gli imprenditori italiani sono così, sono autoreferenziali, non hanno cultura (né generale né d’impresa), non hanno nessuna voglia di cambiare le cose. il vero disastro insomma non è la semplice assenza dei servizi (di trasporto pubblico in primo luogo) ma (come si può constatare con il semplice accostamento tra le immagini dei palazzoni romani e quelli della periferia di madrid) anche l’assenza dell’immagine. un’immagine moderna ma soprattutto piacevole: ché se manca la metropolitana si può sempre costruirne una, ma se manca l’immagine (e affidare ai costruttori la realizzazione dell’immagine è il vero scandaloso errore) non si recupera più.

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