oggi si tende a credere e a far credere che la specificità delle competenze sia inutile. e questo in special modo nella dirigenza, più alta è e più non se ne richiede la specificità. io credo invece che per dirigere un’azienda, o anche per dirigere un settore di un’azienda, occorrano delle competenze specifiche. dirigere un’azienda che produce orologi è diverso da dirigere un gruppo di grande distribuzione, tanto per fare un esempio. oggi invece i dirigenti passano dall’una all’altra, solo perché si ritiene che le capacità manageriali siano sempre più globali e legate agli aspetti macroeconomici piuttosto che a quelli specifici e caratteristici del settore. col risultato che vediamo sotto i nostri occhi: aziende che potrebbero essere sane e produttive ridotte a semplici supporti per politiche economiche e non industriali (o commerciali), e quindi dirette con mano inesperta – e dirette verso il fallimento. il risultato ulteriore è che i dipendenti vengono messi in condizione di lavorare male, quando non vengono direttamente messi sulla strada; i profitti crollano; il paese si impoverisce; i pochi fortunati dirigenti e superdirigenti comunque percepiscono i loro dorati compensi (so di aumenti di stipendio su base annua superiori di gran lunga al mio reddito; e parlo di aumenti, figuriamoci da che base si parte) e le loro superdorate liquidazioni (stabilite quasi sempre per contratto indipendentemente dal risultato raggiunto). la forbice si allarga sempre di più, il ceto medio si trova soltanto cercandolo col lanternino, ci si indebita e si diventa ancora di più soggetti al ricatto del lavoro ad ogni costo pur di poter pagare i debiti. una specificità tutta italiana? non lo so, credo di no: ma in italia l’indisciplina dei più produce risultati disastrosi. perché i dirigenti indisciplinati badano solo al loro profitto personale, mica hanno dentro quel senso del dovere e della responsabilità che ne fa comunque persone in grado almeno di circondarsi di collaboratori competenti e di saperli motivare, quando non sono in grado di decidere in prima persona. e talvolta producono uno spreco di risorse inimmaginabile perfino nell’era delle raccomandazioni democristiane, quando almeno i raccomandati si sentivano controllati da chi in quel posto ce li aveva mandati. ora a questi qui ce li vorremmo mandare noi in quel posto: ma forse non servirebbe a niente, sono così ricchi che pure lì si troverebbero i loro schiavi.
in quel posto
Pubblicato Giovedì 26 Giugno 2008 lavoro Leave a CommentTags: debiti, dirigenti, lavoro, manager, povertà

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