urbanistica romana

ieri sera alla festa dell’unità di roma circolava un opuscolo realizzato a cura dei ds riguardante le azioni legali intentate dall’assessore morassut contro report a proposito della trasmissione sull’urbanistica a roma. certamente si è trattato di un’inchiesta giornalistica molto dura e forse un po’ fuori luogo: un po’ come sparare sulla croce rossa. però i ds come al solito hanno reagito senza spiegare le ragioni per cui le scelte politiche che sono state perseguite sono state quelle e non altre: ragioni che essenzialmente si possono ricondurre a due temi, la politica urbanistica del passato e le norme urbanistiche nazionali. no, la reazione consisteva in risposte puntuali a singole critiche emerse nella trasmissione, senza un vero quadro d’insieme se non il solito materiale propagandistico che ha accompagnato le gestazione e il laboriosissimo parto del nuovo piano regolatore. ma alla signora un po’ incazzata e un po’ rassegnata che lamenta l’inesistenza assoluta del parco promesso attorno al quartiere in cui ha comprato casa (la bufalotta) non si può rispondere che il parco è stato comunque previsto dal piano e quindi è come se ci fosse. e soprattutto, che di fatto è finito qui l’impegno dell’amministrazione. e via dicendo, in un delirio di affermazioni che spacciano per realtà quello che è solo un piano urbanistico – e si sa la fine che fanno i piani urbanistici. il problema vero è che come al solito la sana abitudine a dire le cose come stanno non ha mai preso piede qui da noi: e le cose stanno che poco o nulla si può nel quadro legislativo, economico e culturale che ruota intorno al regime dei suoli e alla pianificazione territoriale. il quadro legislativo che è esclusivamente vincolistico; il quadro economico che è il trionfo della proprietà privata e del profitto che ne consegue senza nessun interesse alla redistribuzione del reddito; il quadro culturale che è la completa ideologizzazione dell’urbanistica che ne ha fatto una disciplina utopistica e quindi dai risultati irraggiungibili. non ho assolutamente la ricetta in tasca, magari ci tornerò su un’altra volta; so solo che il buonismo del pd (noi siamo diversi, si può fare, noi non parliamo mai male di nessuno, nessuno sbaglia) non porta da nessuna parte. la paura di attribuire responsabilità (agli altri come a se stessi) fa solo del male, a tutti, e per primi a se stessi. e poi via, un partito di bambini buoni proprio non ci interessa.

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